La comunità bengalese di Venezia ha minacciato uno sciopero o una grande manifestazione se il Comune continuerà a negare il permesso per costruire una moschea a Mestre. Lo ha riportato Il Post il 28 agosto.
Il progetto
L’area individuata è un’ex segheria vicino alla stazione di Mestre, acquistata dall’associazione «Giovani per l’umanità»: costa circa 1,5 milioni di euro e sono già stati versati 150 mila euro di anticipo. Per costruire serve però una variante urbanistica che trasformi la zona, oggi commerciale, in area di interesse collettivo, e deve approvarla il consiglio comunale.
La precedente amministrazione aveva avviato un dialogo. Il nuovo sindaco, Simone Venturini, eletto a fine maggio, ha invece bloccato il progetto, chiedendo prima «passi concreti» di integrazione, in particolare sulla condizione delle donne.
Una comunità numerosa
A Venezia vivono oltre 10.000 bangladesi, molti dei quali lavorano nel cantiere Fincantieri di Marghera e nella ristorazione. Il presidente dell’associazione, Prince Howlader, ha scritto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella richiamando il diritto costituzionale alla libertà di culto.
Il contesto
In Veneto non ci sono moschee: i fedeli pregano in circa 119 centri culturali islamici in locali presi in affitto o acquistati, anche a causa di una legge regionale del 2016 con criteri molto rigidi per i nuovi luoghi di culto.





