Nell’area metropolitana di Roma vivono quasi 38 mila bangladesi con permesso di soggiorno, il 19,4% di tutta la comunità in Italia. Una buona parte abita a Tor Pignattara, nella periferia est, dove mercati, ristoranti e negozi ricordano quelli di Dhaka. Nei giorni prima del voto del 12 febbraio, il quartiere è diventato una piazza di discussione.
«Ora contiamo anche noi»
È la prima volta che i cittadini residenti all’estero possono votare, con un’applicazione che sulla schermata iniziale riporta lo slogan «Your Vote, Your Right». Intervistati da L’Espresso, molti residenti hanno espresso opinioni diverse sulla rivoluzione del 2024 e sui partiti in corsa: chi si fida del governo di transizione, chi lo critica per l’insicurezza, chi sostiene il Bnp. Alcune donne hanno raccontato di non essere riuscite a votare per problemi amministrativi con la registrazione.
Le preoccupazioni
Tra i temi più citati: la sicurezza, in particolare di donne, bambini e minoranze religiose, la scarsa presenza femminile tra i candidati (meno del 5%), l’istruzione e l’agricoltura. Una mediatrice culturale ha ricordato gli attacchi contro la minoranza induista dopo la caduta del governo di Sheikh Hasina.
Una comunità che partecipa
Al di là delle divisioni politiche, il voto ha mostrato una comunità informata e attenta, che vive in Italia ma continua a sentirsi parte del futuro del Bangladesh. Alla fine, dall’Italia sono arrivati oltre 14 mila voti per posta.





