I casi di sfruttamento lavorativo registrati in Italia sono passati in un anno da 834 a 1.249, un aumento di quasi il 50%. Il dato è dell’Osservatorio Placido Rizzotto ed è stato rilanciato a giugno da un’inchiesta di Avvenire. Circa il 30% dei casi riguarda le regioni del nord: in testa la Lombardia, seguita da Veneto e Piemonte.
I subappalti della Spezia
Nell’area della Spezia molti lavoratori bangladesi sono impiegati da piccole ditte in subappalto nell’edilizia e nella cantieristica. Secondo l’inchiesta, due gruppi controllano questo «mercato» con intimidazioni, fino agli incendi contro chi non si adegua. In alcuni casi i lavoratori sarebbero costretti a restituire buona parte dello stipendio, prelevando i contanti al bancomat sotto il controllo di un caposquadra.
Dai campi alla moda
L’inchiesta elenca casi in agricoltura, nei laboratori tessili e nei cantieri pubblici. A Manerbio, nel Bresciano, la Guardia di Finanza ha scoperto una rete che sfruttava oltre 1.400 migranti, facendo pagare circa 13.000 euro per permessi di soggiorno ottenuti aggirando il decreto flussi.
I segnali da non ignorare
- paga molto più bassa di quella prevista dal contratto collettivo;
- busta paga che non corrisponde alle ore lavorate;
- richiesta di restituire soldi al datore o al caposquadra;
- documenti trattenuti da altri.
Chi denuncia lo sfruttamento può ottenere un permesso di soggiorno per motivi speciali. Sindacati e associazioni offrono assistenza gratuita.





