Donne bangladesi in Italia: solo una su nove lavora. Perché, e cosa può cambiare

Due donne collaborano durante una formazione digitale.
Immagine illustrativa generata con IA; non documenta persone o fatti reali.

Tra tutti i dati sulla comunità bangladese in Italia, uno colpisce più degli altri: lavora solo l’11,4% delle donne, contro l’83,8% degli uomini. L’inattività femminile — donne che non lavorano e non cercano lavoro — è all’85,4%. Le donne sono appena il 6% della forza lavoro bangladese e il 2,8% delle nuove assunzioni.

Le giovani

Il divario si vede presto. Tra i 18 e i 24 anni il 33,4% dei giovani bangladesi non studia né lavora; tra le ragazze la quota sale al 69,7%. Eppure a scuola le studentesse sono quasi la metà degli alunni bangladesi.

Le cause

  • La lingua: molte donne arrivano con il ricongiungimento e restano senza occasioni per imparare l’italiano.
  • La cura dei figli, in una comunità con un tasso di natalità molto alto e pochi nonni vicini.
  • Le reti sociali: famiglie e comunità spesso si aspettano che sia l’uomo a lavorare.
  • La difficoltà di far riconoscere titoli di studio ottenuti in Bangladesh.

Cosa funziona

Corsi di italiano con baby-sitting o riservati alle donne, mediatrici culturali nelle scuole e nei consultori, percorsi di formazione brevi in settori come assistenza, sartoria, ristorazione e servizi educativi. Il dibattito pubblico — anche a Venezia, dove il sindaco ha legato il dialogo con la comunità alla condizione femminile — rende il tema sempre più centrale.

Il potenziale è grande: una famiglia con due redditi supera più facilmente le soglie per il ricongiungimento, il permesso di lungo periodo e la cittadinanza.

Redazione BIMAS

Team editoriale di BIMAS – Bangladesh Immigrants’ Association Italy. Informazione, comunità e integrazione per una società più inclusiva.